“La rivoluzione non si può fare perché ci conosciamo tutti” è una frase attribuita a vari autori italiani del Novecento, ma in realtà di difficilissima paternità. E proprio per questo così efficace: è diventata patrimonio comune, parte dell’inconscio collettivo, una sintesi del carattere nazionale. Dice, in fondo, che in Italia le rotture profonde sono impraticabili, perché le continuità personali, sociali e politiche finiscono sempre per prevalere.
Così, più che cambiare, si tampona e si rimanda. E quando la storia non avanza per strappi ma per accomodamenti, sono i compromessi, le ricuciture e i piccoli aggiustamenti a dominare la quotidianità. Questa familiarità diffusa non è solo un tratto di costume: è una forma di potere, che fissa i confini dell’immaginario condiviso. Un paese prigioniero di un presente breve, in cui il passato pesa poco e il futuro non motiva, è in cerca di sentimenti rassicuranti, in un’epoca segnata da grandi sconvolgimenti e attitudini predatorie.
Eppure sarebbe ingiusto sostenere che tutto sia immobile. Osservando città di provincia, periferie e borghi – ma anche industrie, competenze e immaginari che si rinnovano – Francesco Maselli racconta una nazione che ha imparato a restare in equilibrio, a galleggiare come la penisola stessa nel suo mare, mentre intorno i cambiamenti accelerano, incontrollati.
Francesco Maselli (Napoli, 1991) è il corrispondente dall’Italia per il quotidiano francese l’Opinion, oltre che curatore di newsletter e podcast. Il suo libro d’esordio L’Italia ha paura del mare: Reportage e saggi dai confini della Penisola (NR edizioni, 2023) è stato accolto con grande favore dalla critica. Per lo stesso editore ha tradotto dal francese nome in codice: Elitár I di Ariane Chemin.