Ambientata nella Calabria Citeriore del 1510, Virtù e delitto o La famiglia del masnadiero racconta la storia di Maria Solis, giovane e bellissima fanciulla orfana, promessa sposa del capitano Luigi Grifone. Attorno a loro si intrecciano amori, inganni e conflitti morali, sullo sfondo di un Regno di Napoli sconvolto dal passaggio dei poteri tra sovrani aragonesi e viceré spagnoli.
A turbare la quiete della fiera paesana e della piccola chiesa della Natività della Vergine è la famigerata banda della Bocca del Lupo, guidata dal misterioso Leone, detto il “Gran Capitano degli Appennini”. Tra superstizioni popolari, profezie, brigantaggio e giustizia corrotta, Maria si erge come simbolo di purezza e coraggio, opposta al male che la circonda e animata da un “retto discernimento” che la rende figura sorprendentemente moderna. Scritto nel 1837, questo raro racconto storico di Gaetano Barbieri — traduttore, intellettuale e fine conoscitore della letteratura europea — unisce il fascino romantico dei romanzi di Walter Scott e Bulwer Lytton a un vivido affresco del Mezzogiorno cinquecentesco. Con Virtù e delitto, Barbieri offre un ritratto vibrante di un’Italia divisa tra fede e ragione, amore e colpa, giustizia e redenzione. Un piccolo capolavoro dimenticato che riaffiora oggi per restituire la voce a un autore colto, sensibile e straordinariamente moderno.
Gaetano Barbieri (1767 o 1775 – 1853) nacque probabilmente a Modena. Professore emerito di matematica, fu anche librettista, scrittore e, soprattutto, instancabile traduttore. Figura colta e poliedrica dell’Ottocento italiano, dedicò la sua vita allo studio e alla diffusione del sapere, distinguendosi per l’ampiezza degli interessi e la finezza del linguaggio.